Il confine tra l’autobiografia e il diario, non solo generi letterari

Il confine tra l’autobiografia e il diario, non solo generi letterari

Nel mio lavoro di ghostwriter mi ritrovo spesso per le mani testi autobiografici: si spazia tra testi istituzionali e altri più intimi ma il principio è sempre il medesimo. In questo caso il mio lavoro è quello di aiutare l’aspirante autore a raccogliere informazioni e organizzarle, in modo da rendere il più genuina possibile la narrazione che farò della sua vita, sulla base dei dati che mi da. Alcune persone sono più a loro agio o hanno già una certa esperienza, e in questo caso il mio lavoro è più meccanico, in altri casi invece devo operare di maieutica e imbastire un processo molto più approfondito. In molti mi hanno chiesto negli anni cosa sia realmente l’autobiografia (o genere autobiografico), se possa essere un tipo di scrittura alla portata di tutti e in che cosa si differenzia dal tenere un diario (anche) con il fine eventualmente di pubblicarlo nel futuro, e oggi cercherò di spiegarlo.

Che cos'è l’autobiografia e chi può pubblicarne una?

L’autobiografia è un tipo di testo letterario in cui l’autore e il narratore coincidono, spesso incentrata su fatti reali della vita dell’autore e arricchita da riflessioni sulla cronaca e sui fatti dei suoi tempi. Un tempo questo tipo di scritti era appannaggio esclusivamente di persone importanti, condottieri, re o magnati, ma nel corso del ‘900 si è scoperto che lo “spunto autobiografico” può venire anche da vite semplici e persone “comuni”, l’importante è avere qualcosa di urgente da dire. Anzi, sono stati proprio gli scrittori italiani Cesare Pavese e Primo Levi, in momenti e con vocazioni diverse, a riportare l’autobiografia al centro della narrazione di un intero dopoguerra…insomma, le potenzialità di questo genere letterario sono infinite.

Differenze tra autobiografia e diario

Scrivere un diario, invece, raramente è qualcosa di motivato dall’idea della pubblicazione. Solitamente scriviamo il diario per noi stessi, per ricordarci dei nostri pensieri e per fare autoanalisi…anche se ovviamente l’attività di tenere un diario scritto è di grande aiuto per eventuali testi autobiografici di domani. Un tempo il genere letterario del diario era molto diffuso, c’erano carnet di viaggio, diari presunti e diari reali, il tutto condito dallo scandalo di avvicinarsi così tanto all’intimità di una persona. Nel corso del 1900 questo tipo di pubblicazione è scomparso dagli scaffali di narrativa per ricomparire nello scaffale dei libri di filosofia e scienze umane, oppure delle arti. I diari di filosofi e artisti, architetti e innovatori, sono invece diventati popolari. Ma quindi, che differenza c’è tra diario e autobiografia? In linea di massima è una questione di forma: il diario è disorganizzato, spontaneo, molto più crudo o sincero. L’autobiografia è organizzata, curata e strutturata in modo da essere un racconto compiuto, dall’inizio al punto in cui l’autore desidera portarci.

A cosa serve scrivere un’autobiografia (o tenere un diario)?

Come dico sempre, questa è un’epoca in cui padroneggiare tutte le sfumature della lingua non è semplice. Siamo bombardati da stimoli diversi che tendono a far sembrare le attività del leggere e dello scrivere cose scolastiche, noiose. La verità è che conoscere la propria lingua natale aiuta a conoscere se stessi, e nessuna attività aiuta più la conoscenza di sé dello scrivere compiutamente di sé. Ovviamente l’autobiografia presuppone la presenza di un fil rouge, che sia la professione o qualche impresa, piuttosto che credenze o incontri…mentre il diario non richiede altro che continuità e apertura verso se stessi. Tenere un diario ci consente di prenderci qualche minuti ogni settimana per fare il punto con noi stessi, aggiornare i successi e rivalutare gli insuccessi, e per quanto lontana sia l’idea di trarne un testo autobiografico, come già detto, avremo già il materiale che ci serve organizzato e pronto all’uso.

Ma se mi aiuta un ghostwriter è comunque autobiografia?

Questa è una domanda che non ha una sola risposta: tecnicamente dovrei dirvi di no, ma bisogna anche valutare il fatto che la quasi totalità delle persone famose che pubblicano autobiografie non scrive i propri testi se non in minima parte. Scrivere è un mestiere e il fatto di attingere al proprio vissuto non elimina i tanti scogli che ci si ritrova davanti quando si cerca di produrre testi, soprattutto se si pensa già alla pubblicazione. Il fatto di rivolgerci a un pubblico ben definito ci obbliga a scrivere testi di qualità, a livello di contenuto e di forma. Per questo motivo io consiglio sempre di immagazzinare ricordi di ogni genere, sia testuali che visivi, e di cominciare a tenere un diario o un work in progress…quando le informazioni sono sufficienti, l’ideale è di rivolgersi ad un ghost writer che sappia dipanare i fili di un’intera vita per farne materiale interessante da leggere.

Se sei affascinato dalla scrittura autobiografica, oppure hai del materiale che pensi possa essere di interesse per il mondo non esitare a contattarmi attraverso il form contatti di questo sito oppure a info@anniriapunzo.com. Per me non esiste sfida più bella di quella di poter aiutare qualcuno a fare del proprio desiderio di scrittura realtà.

A settimana prossima, grazie di essere passato di qui anche questa settimana!

Anniria

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