Post ad effetto e comunicazione ai tempi dei social

8. Post ad effetto e comunicazione ai tempi dei social

Post ad effetto e comunicazione ai tempi dei social

La comunicazione ai tempi dei social è diventata qualcosa di davvero complesso. A cosa mi riferisco? Ovviamente a tutta quella parte di comunicazione ad effetto che tende a macchiare l’idea di informazione con fake news, frasi ad effetto e link building ad improbabili siti di vendita online. 

Un mondo contorto per cui onestamente non sai mai fino a che punto stai leggendo una notizia per ricevere un’informazione, o per come dire… comprare qualcosa. Io che ci lavoro in questo mondo ho cominciato a guardare diversamente il tema dell’informazione e a pormi molte domande. 

Le deontologia giornalistica nei tempi che corrono

Un tempo quando ti iscrivevi all’albo dei giornalisti (qui spiego come si diventa giornalista pubblicista) al momento del conferimento del tanto agognato tesserino, ti fornivano un primo volume sulla deontologia del buon giornalista. 

Oggi molti di noi si svendono e si ritrovano a fare i venditori di parole al mercato del web. Ad altri piace fare comunicazione digitale. Sia chiaro che ognuno ha le sue motivazioni. Io ad esempio ho iniziato a fare giornalismo e sarei voluta diventare non dico un pezzo grosso, ma una professionista del giornalismo sì.

Il tempo, le condizioni di una semplice vita umana e il mio lavoro sottopagato (cinquecento euro al mese con fattura per due pagine al giorno di quotidiano locale senza giorni di festa e senza indennizzi di sorta o ferie, con spese extra a tuo carico) mi hanno poi portata a lanciarmi ufficialmente nel mondo della comunicazione digitale. 

Ed anche qui il mercato è ampio e difficile. Direi anzi complesso e cattivo. Alcune volte i copywriter sono trattati come schiavi del web marketing. Ma siamo noi stessi a non darci il giusto valore svendendoci a piattaforme o privati senza scrupoli. Ma vi do una notizia: senza un contenuto ben scritto, si potrà vendere lo stesso e indicizzare una pagina… Ma non si fidelizza nessuno!

Quanto conta saper scrivere?

Il senso del mio articolo oggi voleva essere un altro: prima di tutto fare due chiacchiere con voi e condividere il mio dilemma. Ovvero… ma quanto conta oggi saper scrivere?

Ovviamente tanto. E invece noto che ormai come anche la prassi delle indicizzazioni richiede, più le frasi sono semplici stringate e basic nella loro forma, più sono apprezzate. 

È come se in effetti la scrittura digitale stesse volgendo lo sguardo ad una forma quasi per immagine. Un impatto che deve colpire il lettore e lasciargli lo spazio di lettura di una manciata di secondi: il tempo di aderire ad una campagna, comprare un prodotto senza pensarci, condividere una notizia senza leggerla. 

Trovo che tutto questo sia molto triste. E in effetti è il mercato che lo chiede. Ed io ovviamente non sono da meno in tutta questa storia: si deve pur vivere e se l’utente medio o Google mi chiedono semplicità e frasi banali, che questo sia. 

Ma sono qui oggi a chiedermi dove tutto questo ci porterà un domani, se non alla stanchezza di non aver più voglia di leggere, studiare, capire, indagare. Mi persuade talvolta l’idea di iniziare a scrivere articoli complessi, con un linguaggio non difficile, ma forse meno essenziale. Ma spesso comprendo che ciò è impossibile e talvolta sono proprio i miei clienti a dirmi che sono troppo complicata quando scrivo. 

In verità me lo dicono anche gli amici. Altra storia. 

La comunicazione digitale e la vita reale

Ma sono qui perché la mia vita digitale ha una sua indipendenza dalla mia vita reale. A volte mi siedo a tavolino (quando si poteva) con amici, moroso e chi più ne ha più ne metta e notavo la loro assuefazione dai social e dalla comunicazione. Una sorta di meccanismo di persuasione incredibilmente convincente. 

Eppure io so bene che se hai trovato quell’articolo in prima posizione è forse merito di qualche trucchetto o di qualche stregoneria tra parole chiave e argomenti più cliccati. 

Ed hai voglia di provare a spiegare certe dinamiche, non per presunzione semplicemente a volte si ritiene di saperne sempre una in più di te. E quindi con il tempo ho imparato a stare zitta o al massimo a ridurmi a minime esclamazioni di dissenso.

Quali consigli sento di dare a chi deve scrivere un post?

Ragazzi, non ho esattamente molto da dirvi in merito, se non di essere sempre originali, di non copiare qui e lì perché Google vi becca e vi “sgrida” gettandovi in pasto alle ultime pagine della ricerca e di scrivere in maniera chiara. Quando dovete comunicare ad un pubblico un messaggio preciso, siate diretti, stringati. Frasi essenziali con pochi ghirigori. L’inciso non piace a chi deve indicizzare. E se il mio articolo vi sembra vada contro tutti questi parametri… avete ragione! Ma io sono qui a raccontarvi qualcosa, non a cercare la vetta da scalare in capo alla Serp. Che non me ne vogliano i colleghi 🙂

E se siete alla ricerca dell’incipit per il vostro primo articolo, non dimenticate la regola delle 5 w, di cui parleremo in un altro pezzo. Bisogna sempre avere l’impressione che il lettore non conosca nulla dell’argomento che stiamo andando ad affrontare e per questo sarebbe buona cosa integrare nel primo paragrafo del vostro articolo tutte le nozioni che andrete ad esplicare nei paragrafi successivi.

Una regola che vale per gli articoli di giornale, per il content writing e per scrivere chilometrici messaggi ai vostri amori… il classico “dobbiamo parlare” che dice tutto e dice niente… con altre cinquemila battute spazi inclusi sotto 🙂

Battute a parte, se volete una mano, se state pensando di iniziare a scrivere per un blog o volete raccontare in un post le vostre esperienze, scrivetemi. Sono a vostra disposizione!

A presto,
Anniria

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