Regole di punteggiatura e gli errori più comuni da evitare

Quando si scrive può capitare a tutti di commettere qualche errore. Anche chi ha una buona preparazione linguistica può fare qualche sbaglio: spesso si tratta di piccoli inciampi legati alla fretta, ma a volte questi sbagli riguardano un uso scorretto della punteggiatura. Purtroppo questo aspetto viene troppo spesso sottovalutato quando si redige un testo. Eppure seguire le regole di punteggiatura è importantissimo: mettere il giusto segno di interpunzione nel punto giusto permette di dare ritmo al testo, rendendolo più chiaro da leggere e dandogli anche un po’ di carattere. Una punteggiatura sbagliata (o assente) rischia di compromettere il significato di quanto scritto: vediamo quali sono gli errori più comuni e sveliamo i consigli utili per imparare ad usare in modo corretto punti, virgole e gli altri segni di interpunzione.

L’importanza delle regole di punteggiatura

Può sembrare strano, eppure sono in tanti a pensare che la punteggiatura non sia poi così importante: per alcuni si tratta semplicemente di un elemento decorativo, mentre per altri la sua presenza (o assenza) non ha alcun peso. Ovviamente si tratta di approcci sbagliati, anche se va detto che spesso atteggiamenti del genere sono legati al fatto che nelle scuole non ci si sofferma molto su questo specifico argomento. Eppure, come detto, la punteggiatura è essenziale per dare ad un testo la giusta interpretazione: scandisce le parole e le frasi e permette di dar loro la giusta intonazione. Se non si inseriscono i giusti segni, diventa impossibile trasferire ad un elaborato scritto le classiche dinamiche di un discorso parlato; in questo modo il contenuto perde coerenza e diventa molto più complicato da leggere.

Quando e come usare la virgola

La virgola è il segno di interpunzione che ha lo scopo di indicare le pause brevi all’interno di un periodo. È sicuramente il segno di punteggiatura più ricorrente ed è proprio per questo motivo che è quello che merita maggiore attenzione. La virgola si usa negli elenchi (o, meglio ancora, nelle enumerazioni), nelle descrizioni e nelle ripetizioni. Si inserisce anche prima e dopo un inciso; ad esempio: Firenze, capoluogo della Toscana, è una bellissima città. La virgola andrebbe messa anche prima delle congiunzioni come: ma, però, anzi, mentre, poiché, sebbene e anche se. Il segno della virgola è utile anche per separare le proposizioni che compongono un unico periodo.

Vediamo quali sono gli errori più comuni da evitare che riguardano questo segno di interpunzione:

  • la virgola non va inserita tra il soggetto ed il predicato;
  • la virgola non va inserita tra il predicato ed il complemento oggetto;
  • la virgola non va inserita tra il verbo essere, l’aggettivo o un nome;
  • la virgola non va inserita tra il nome ed un aggettivo o un avverbio.

Il punto: cosa esprime e quando usarlo

Il punto è il segno che sancisce la fine di una frase ed equivale ad una pausa più lunga. Se viene utilizzato nel modo corretto, il punto permette di enfatizzare il concetto espresso, rendendo il testo ancora più espressivo e diretto. Nella scrittura moderna, e chi scrive per il web lo sa bene, il punto viene utilizzato più spesso rispetto al passato: l’obiettivo è quello di rendere più semplice la lettura delle frasi più complesse o articolate; bisogna però fare attenzione a non abusare di questo segno, perché una sua presenza eccessiva darebbe al testo un ritmo troppo serrato, quasi angosciante. È importante altresì fare una distinzione tra il punto di seguito ed il punto a capo; si utilizza il primo quando al termine della frase si continuerà a parlare dello stesso argomento; il punto a capo, invece, si utilizza quando la frase successiva tratterà un argomento (o un sottoargomento) differente.

Gli errori più comuni che riguardano il punto sono i seguenti:

  • non va messo al termine di una frase monca o che non ha un senso compiuto;
  • bisogna andare a capo quando il distacco tra le due frasi è netto;
  • non bisogna abusare del punto, altrimenti si rischia di dare un ritmo esagerato al testo, rendendolo difficile da comprendere.

Due punti e punto e virgola: funzioni ed errori da evitare

I due punti spesso sono snobbati: si pensa a loro solo quando si deve introdurre un elenco, ma in realtà sono utilissimi anche per sottolineare i concetti, per introdurre una parte del periodo che serve per spiegare la parte che la precede e per rendere più leggibile il testo. Questo segno si utilizza anche prima dei discorsi diretti e delle citazioni.

Errori da evitare:

  • i due punti non devono essere inseriti tra il predicato ed il soggetto o tra il predicato ed il complemento oggetto;
  • non devono essere usati quando si utilizzano i verbi come dire, chiedere, raccontare e simili per introdurre un discorso indiretto; ad esempio, è sbagliato scrivere Mario mi ha chiesto: quanti anni ho e dove abito, mentre è corretto scrivere Mario mi ha chiesto quanti anni ho e dove abito.

Il punto e virgola è probabilmente uno dei segni di interpunzione più trascurato. Forse viene utilizzato sempre di meno perché, se si pensa alla scrittura di un testo come semplice trasposizione di un discorso parlato, è difficile riuscire ad individuare una pausa che sia più lunga di quella rappresentata con la virgola e più breve di quella rappresentata con il punto. Ma le regole di punteggiatura hanno delle precise funzioni di stampo logico-sintattiche ed in un’ottica di questo tipo il punto e virgola serve, eccome se serve.

Si utilizza il punto e virgola per separare i termini delle enumerazioni e quando si vuole fare un po’ di ordine all’interno di una frase con tante preposizioni principali e secondarie. Si può utilizzare anche nelle contrapposizioni (mettendoli prima di una congiunzione avversativa come ma o tuttavia). Come detto, il punto e virgola non viene utilizzato spesso, quindi non ci sono degli errori frequenti che lo riguardano. Si può comunque dire che il pericolo più grande è rappresentato dalla tentazione di usarlo al posto delle virgole o dei punti.

Punto interrogativo, punto esclamativo e punti di sospensione

Il punto interrogativo non ha bisogno di grandi spiegazioni: serve per far capire al lettore che la frase che lo precede deve essere pronunciata con un’inclinazione interrogativa. Attenzione, però: il punto interrogativo va utilizzato solo nelle domande dirette (ad esempio che giorno è oggi?) e non nelle interrogazioni indirette (dimmi che giorno è oggi). Questo segno di interpunzione può tornare molto utile anche per esprimere dei dubbi sulle informazioni inserite o, inserito tra parentesi, per esprimere incredulità o scetticismo.

Il punto esclamativo deve essere utilizzato per esprimere uno stato d’animo eccitato: sostituisce il punto per chiudere i periodi che esprimono sentimenti di meraviglia, emozioni, desideri e gioia; ad esempio, si può utilizzare in frasi come: Ma che bella sorpresa!, Magari potessi tornare indietro!. Il punto esclamativo si impiega anche nei comandi, nei rimproveri e nelle frasi di biasimo, tipo: Sbrigati! o Ma guarda cos’hai combinato!.

I punti di sospensione, detti più comunemente puntini, sono molto efficaci non solo per esprimere delle pause reali in un discorso, ma anche per esprimere esitazione, reticenza o sospensioni legate a dubbio, ironia o confusione. Inoltre, i puntini si utilizzano nelle citazioni per sostituire le parti che precedono il periodo riportato o per indicare le parti mancanti della citazione stessa (in questo caso di solito i puntini di mettono tra parentesi quadre).  I punti di sospensione servono anche per terminare un elenco, facendo capire al lettore che in realtà la serie continua; ad esempio: i numeri dispari sono 1, 3, 5, 7, 9…

I punti di sospensione dovrebbero essere tre, ma spesso se ne utilizzano di più. Un errore molto comune nella scrittura moderna è quello di abusare dei puntini: un loro utilizzo smodato rischia di creare confusione e fraintendimenti, compromettendo la comprensibilità del testo.

Le regole per l’uso di virgolette, trattini e asterischi

Le regole della punteggiatura riguardano anche le virgolette, i trattini e gli asterischi. Le virgolette, che possono essere alte (“…”) o basse («…» ) vengono utilizzate per:

  • contraddistinguere i discorsi diretti ed i dialoghi;
  • mettere in evidenza un elemento della frase;
  • contenere le citazioni;
  • indicare un uso particolare, insolito o ironico di un termine.

Nei dialoghi diretti le virgolette possono essere sostituite dalla lineetta, che spesso viene impiegata anche per inserire un commento o un inciso all’interno della frase.

Il trattino si distingue dalla lineetta perché è più corto. È il segno che si utilizza nelle parole composte (una partita difficile dal punto di vista tecnico-tattico), per evidenziare la divisione di una parla in sillabe, per unire parole o numeri (ad esempio: il treno Roma-Milano) e per sostituire preposizioni o congiunzioni (ad esempio, al posto di scrivere la finale tra l’Italia e la Francia si può scrivere la finale Italia-Francia).

Parliamo infine dell’asterisco. Non si utilizza spesso, ma può essere utile per richiamare le annotazioni a margine o le note a pie’ di pagina o per indicare qualche informazione che non si può o non si vuole indicare (ad esempio: Mario era nato a ***, ma abitava a Roma). L’asterisco spesso viene utilizzato negli annunci pubblicitari: ad esempio, scritto in grande si possono trovare frasi come Frigorifero in offerta a 199,99 euro*, ma il lettore deve essere bravo ad individuare nella pagina la nota in cui vengono date maggior informazioni (*fino ad esaurimento scorte).